Solidarietà condominiale: l’installazione di un ascensore risponde a tale principio

In un condominio bisogna contemperare vari interessi, tra cui quelli dei disabili

Risponde al principio di solidarietà condominiale l’installazione di un ascensore il cui obiettivo è eliminare le barriere architettoniche. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6129/2017. Il Tribunale di Trieste, accogliendo la domanda di due condomine, aveva riconosciuto il loro diritto a installare, ai sensi dell’art. 2 della legge n. 13/1989, un ascensore occupando una parte del giardino comune, a ridosso della facciata, dove è collocato il portone d’ingresso del condominio. Tale domanda derivava dal rifiuto, espresso due volte dall’assemblea condominiale, della richiesta d’installazione dell’ascensore e argomentava la difficoltà di deambulazione delle due condomine.

La Corte di Appello riformava la sentenza impugnata e rigettava la domanda delle condomine, osservando che “l’ascensore è manufatto diverso dal concetto di servoscala o altre strutture mobili e facilmente amovibili”, di cui all’art. 2, comma 2, legge n. 13/1989, e che l’ascensore per cui è causa comunque non avrebbe consentito alle due condomine di raggiungere senza problemi i rispettivi appartamenti, dovendo fermarsi sul pianerottolo dell’interpiano con dieci gradini da percorrere a piedi. La Corte di Trieste ha perciò ritenuto l’installazione dell’ascensore lesiva dell’art. 1102 Codice civile, ed in particolare della destinazione a giardino dell’area comune, e quindi illegittima in difetto di deliberazione assembleare approvata con il quorum di cui all’art. 1136 Codice civile.

Per la Corte di Cassazione, la decisione dei giudici di appello si pone in contrasto con il consolidato orientamento della Corte, secondo cui l’installazione di un ascensore rientra fra le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche, di cui all’art. 27, comma 1, della legge n. 118/1971, all’art. 1, comma 1, del d.P.R. n. 384/1978, e perciò costituisce innovazione che, ai sensi dell’art. 2, legge n. 13/1989, è approvata dall’assemblea con la maggioranza prescritta dall’art. 1136, comma 2, Codice Civile (Corte di Cassazione, sez. II, sent. n. 28920/2011; Corte di Cassazione, sez. II, sent. n. 8286/2005).

Lo stesso art. 2, legge n. 13/1989, stabilisce che, “nel caso in cui il condominio rifiuti di assumere, o non assuma entro tre mesi dalla richiesta fatta per iscritto, le deliberazioni aventi per oggetto le innovazioni volte all’eliminazione delle barriere architettoniche, i portatori di handicap possono installare, a proprie spese, le strutture occorrenti al fine di rendere più agevole l’accesso agli edifici, agli ascensori e alle rampe dei garages”, fermo quanto disposto dagli articoli 1120, comma 4, e 1121, comma 3, Codice civile. (all’esito delle modifiche introdotte dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220).

Ed ancora, ricorda la Cassazione nella sentenza n. 6129/2017,  l’installazione di un ascensore, allo scopo dell’eliminazione delle barriere architettoniche, realizzata su parte di aree comuni (nella specie, un’area destinata a giardino), deve considerarsi indispensabile ai fini dell’accessibilità dell’edificio e della reale abitabilità dell’appartamento, e rientra, pertanto, nei poteri spettanti ai singoli condomini ai sensi dell’art. 1102 c.c. (Corte di Cassazione, sez. II, sent. n. 14096/2012).

Di tal che, nel valutare il contrasto delle opere, cui fa riferimento l’art. 2 della legge n. 13/1989, con la specifica destinazione delle parti comuni, sulle quali esse vanno ad incidere, occorre tenere conto altresì del principio di solidarietà condominiale, secondo il quale la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento, al fine dell’ordinato svolgersi di quella convivenza che è propria dei rapporti condominiali, di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati (Corte di Cassazione, sez. II, sent. n. 18334/2012).

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